Il 46% delle  piccole e medie imprese europea, circa una su due, incontra difficoltà nel trovare lavoratori con le competenze adeguate. È il dato centrale di un nuovo sondaggio Eurobarometro pubblicato dalla Commissione europea, che offre una fotografia dettagliata delle sfide occupazionali delle PMI, spina dorsale dell’economia del continente con circa il 99% del totale delle imprese.

Il sondaggio arriva in un momento in cui Bruxelles sta cercando di costruire una risposta organica alla carenza di manodopera qualificata, che tocca settori molto diversi tra loro, dalla manifattura all’informatica, dall’edilizia alla sanità, e che rischia di pesare sulla competitività europea nel medio periodo.

La risposta della Commissione passa per una combinazione di strumenti: semplificazione burocratica, nuove piattaforme digitali di incontro domanda-offerta e accordi bilaterali con i paesi terzi.

Il reclutamento extra-UE

Il ricorso a lavoratori extracomunitari rimane ancora marginale. Solo una PMI su sette ha tentato di assumere al di fuori dell’UE negli ultimi due anni e, tra quelle che ci hanno provato, il 14% del campione, oltre la metà ha descritto il processo come difficile. L’ostacolo più citato è la complessità delle procedure amministrative e di immigrazione, indicata dal 31% delle aziende. Seguono la difficoltà di trovare candidati idonei (25%) e il superamento delle barriere linguistiche (24%).

Il dato sulla burocrazia non sorprende: il sistema europeo dei permessi di lavoro per cittadini extracomunitari è frammentato su base nazionale, con procedure, tempistiche e requisiti che variano sensibilmente da uno Stato membro all’altro. Per una PMI con risorse limitate e nessun ufficio HR dedicato, orientarsi in questo labirinto amministrativo rappresenta spesso un deterrente sufficiente a rinunciare del tutto alla ricerca di candidati fuori dai confini europei.

A complicare ulteriormente il quadro c’è una scarsa consapevolezza degli strumenti pubblici disponibili: la grande maggioranza delle aziende, tra l’85% e il 90%, gestisce in autonomia il reclutamento internazionale, senza affidarsi né ad agenzie specializzate né ai canali istituzionali. Il ricorso ad agenzie private è comunque significativamente più elevato per le assunzioni fuori dall’UE rispetto a quelle domestiche, a testimonianza della complessità percepita del processo.

Cosa chiedono le imprese

Il sondaggio ha chiesto alle PMI cosa servirebbe concretamente per rendere più accessibile il reclutamento internazionale. Le risposte disegnano un quadro chiaro: sostegno finanziario (31%), informazione e orientamento (25%), assistenza nella ricerca di candidati (23%), aiuto all’integrazione sul posto di lavoro (20%) e supporto in materia di immigrazione e trasferimento (18%). Una lista che riflette i punti di attrito dell’intero processo, dalla fase di selezione fino all’inserimento del lavoratore nel nuovo contesto lavorativo e sociale.

Il dato sull’integrazione è particolarmente significativo. Non basta attrarre lavoratori qualificati dall’estero: le aziende sanno che il vero banco di prova è la capacità di trattenerli, il che richiede investimenti in accoglienza, formazione linguistica e supporto alla sistemazione logistica che molte PMI non sono in grado di sostenere da sole.

“Fornendo alle PMI le informazioni e i canali di supporto adeguati, possiamo agevolare l’assunzione di lavoratori stranieri qualificati e mitigare così la carenza di manodopera e di competenze nell’UE” ha detto la vicepresidente esecutiva Roxana Mînzatu, responsabile per i diritti sociali e le competenze.

Mînzatu ha anche sottolineato come le PMI abbiano bisogno di trovare persone con le competenze giuste per rafforzare la competitività europea, inquadrando il tema della migrazione qualificata non come questione di policy migratoria in senso stretto, ma come elemento centrale della strategia industriale e del lavoro del continente.

Le risposte della Commissione

I dati dell’Eurobarometro si inseriscono in un’agenda politica già avviata a inizio anno. La Commissione ha presentato una Strategia europea sui visti e una Strategia sulla gestione dell’asilo e della migrazione, entrambe incentrate sulla semplificazione e l’accelerazione delle procedure per attrarre talenti, anche sul fronte del riconoscimento delle qualifiche straniere, uno dei nodi più critici per chi vuole lavorare in Europa con titoli conseguiti fuori dall’Unione.

“Il 46% delle PMI europee fatica a trovare personale. Più della metà ha difficoltà a reclutare candidati extra-UE”, ha dichiarato Magnus Brunner, Commissario per gli Affari Interni e la Migrazione.

“Dobbiamo semplificare e velocizzare le procedure attraverso la digitalizzazione, la riduzione della burocrazia e una transizione più agevole dagli studi al lavoro. In questo modo, un maggior numero di talenti qualificati sceglierà l’Europa.” Brunner ha richiamato in particolare la strategia sui visti come strumento chiave per facilitare il reclutamento internazionale, puntando sulla digitalizzazione delle procedure come leva principale di semplificazione.

Tra le iniziative in cantiere c’è l’EU Talent Pool, presentato come il primo strumento a livello europeo per il reclutamento internazionale, pensato per mettere in contatto le offerte di lavoro nei settori con carenza di personale con lavoratori qualificati provenienti da paesi terzi.

Sul fronte dei partenariati con i paesi d’origine, un ruolo di rilievo spetta ai Talent Partnerships, accordi bilaterali già avviati con diversi paesi, e al recente Memorandum of Understanding con l’India, che prevede tra le sue prime misure concrete il lancio di uno European Legal Gateway Office, sportello unico per facilitare la mobilità di studenti, ricercatori e lavoratori nel settore ICT.

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